Timo Bortolotti

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Biografia breve di Timo Bortolotti

Timo Bortolotti (Darfo 1887 - Milano 1954) è stato uno scultore italiano del XIX e XX secolo. La morte prematura del padre, avvenuta nel 1892, costringe il giovane Timo a dedicarsi al lavoro nella paterna cava di porfido e marmo bianco della Val Camonica, e a trascurare la passione per l'arte e la scultura in particolare. L'artista coltiva tale passione in segreto e soltanto dopo la prima guerra mondiale, durante la quale viene ferito gravemente, può dedicarvisi completamente. Si trasferisce a Brescia e nello studio in palazzo Monti lavora ad alcune fra le sue opere più importanti. Si fa notare eseguendo nel 1923 la Vittoria alata per il Monumento Ossario eretto al Passo del Tonale; l'anno seguente va a Milano e fonda una libera scuola d'arte con Wildt, Funi e Marussig. In questi anni partecipa alle sindacali e intersindacali di Milano, Firenze, Napoli, e alle varie esposizioni della Permanente. Nel 1930 è presente per la prima volta alla Biennale di Venezia, alla quale tornerà ad esporre altre quattro volte, mentre nel 1937 si aggiudica il Gran Premio per la scultura all'Expo i Parigi, con Arturo Martini e Marino Marini. In questo periodo di maturità artistica si moltiplicano le rassegne personali e le Commissioni per monumenti; l'artista esegue la statua del Cristo Re per il Monumento ai Caduti di Bienno. A Milano Bortolotti coltiva profonde ami- cizie con Sironi, Carrà, Carpi, De Grada, ma trascorre anche lunghi periodi di totale isolamento e di lavoro nella casa di Capodilago, in Val Camonica. Qui egli vive gli anni della seconda guerra mondiale, che sfociano nella creazione del Monumento al Prigioniero Politico (1947). Le sue presenze alle varie esposizioni si fanno via via più rare, finché nel 1954 l'artista si spegne nell'Ospedale di Niguarda, a Milano. Nel 1988 il comune di Brescia ha ricor- dato Bortolotti con una rassegna antologica curata da Bruno Passamani e Mario e Micheli, mentre è di quest'anno la mostra allestita nei saloni della Banca Popolare di Milano.

FONTE: La Scultura italiana del primo Novecento

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